New York, la Mecca del tap: viaggio, caos e amore per il tip tap
New York è la Mecca della tap dance. Il pellegrinaggio che ogni tap dancer, prima o poi, sente di dover fare. Eppure io la detesto. O almeno, così dico ogni volta prima di tornarci.
Ci sono tornata dopo tredici anni con una valigia piena di cose improbabili: rum cubano, sigari, claves e maracas sopravvissute a uragani, una sottoveste di seta di mia nonna, scarpe da tip tap con glitter e un mascara probabilmente già al limite della legalità climatica. Broadway mi aspettava, e non potevo farmi trovare impreparata.
Arrivo nella Grande Mela
Tra l’Havana e Newark la preoccupazione è sempre la stessa: la dogana, il rum, il caos. Ma tutto fila liscio, almeno fino all’hotel. Un’ora di check-in, carta di credito insufficiente per le tasse impreviste, corse notturne sulla 34th Street per trovare un bancomat che eroga dollari a rate. E la sensazione costante di essere sempre un passo fuori posto.
L’hotel è quello che è: moquette consumata, storie di topi, colazione nella hall e il Madison Square Garden di fronte, dove la notte esplode tra concerti e vita che non si ferma mai. New York non dorme, e non ti lascia dormire.
American Tap Dance Foundation
Il cuore del viaggio è la American Tap Dance Foundation, in 154 Christopher Street, nel West Village. Sulla parete una scritta che dice tutto: “TAP DANCE = MUSIC”.
Dentro, oltre un secolo di storia passa dalle fotografie, dai nomi, dalle radici della cultura del tip tap. Si incontrano maestri, allievi, leggende. Si percepisce la continuità di una tradizione che si tramanda da piede a piede.
È qui che scopri i Copasetics, che perdi il senso del tempo tra una lezione e l’altra, e che ti ritrovi immersa in una comunità globale di tap dancer, italiani inclusi, tutti riuniti per una masterclass intensa e fisica fino allo stremo.
Il ritmo della comunità
Le giornate iniziano presto e finiscono tardi: Central Park con un caffè veloce, metro affollata, lezioni da otto ore, pranzo sul fiume, cene improvvisate e jazz club fino a notte fonda.
Le prove si fanno ovunque, anche davanti agli ascensori dell’hotel alle sette del mattino. Il corpo non si ferma mai, il ritmo nemmeno.
E poi lo spettacolo. La fatica, l’adrenalina, la sensazione di appartenere per un attimo a qualcosa di più grande.
Maestri, incontri e consapevolezze
A New York si incontrano maestri e si scoprono limiti. Si impara che non si finisce mai di imparare. Si balla in apnea, si sbaglia, si cresce.
Tra una lezione e l’altra, tra una frase urlata e un passo da correggere, emerge la verità della tap dance: è disciplina, ascolto, e presenza assoluta.
Una città che resta dentro
New York è caos, fatica, contraddizione. Ma è anche casa per chi ama il ritmo. Tra treni affollati, jazz club, musical e passi condivisi con sconosciuti che diventano compagni di viaggio, si costruisce un’esperienza che resta addosso.
E alla fine, nonostante tutto, resta una certezza semplice e potente:
New York si detesta, ma soprattutto si ama profondamente.